Gay e mafioso: per gli Italiani sono gli insulti più offensivi

LA REPUBBLICA

Nel “volgarometro” italiano le parolacce giudicate più pesanti riguardano la violazione delle leggi e gli eccessi sessuali, mentre i tradizionali “vaffa” e “cornuto” non feriscono più

ROMA – Da uno studio del mensile Focus, condotto su un campione di quasi tremila italiani sul sito del periodico scientifico, emerge una realtà controversa e discutibile. Gay, mafioso, handicappato, nazista e terrorista sono gli insulti giudicati più pesanti e offensivi dagli italiani.

Il dato è stato presentato nell’ambito di quello che la rivista ha definito “Volgarometro”, ovvero un termometro di quello che in Italia viene considerato turpiloquio. In questa inedita fotografia delle volgarità, emergono delle tendenze significative.

La prima, è quella in cui l’insulto è un giudizio abbreviato, dove le accuse sentite come più offensive, quindi più gravi, sono la violazione delle leggi (mafioso, ladro, infame) e i presunti eccessi sessuali, dalla promiscuità per le donne all’omosessualità per gli uomini. Scottante poi anche il rapporto con malattie, morte, bruttezza, disabilità: le maledizioni, cioè augurare malattie, morte o dolore a qualcuno, e gli insulti fisici sono tra le categorie col più alto voto medio.

I fattori che influenzano maggiormente la percezione delle parolacce sono, in ordine decrescente, l’istruzione, l’età e l’abitudine a dirle; non incidono molto, invece, il sesso, il luogo di residenza e l’orientamento religioso. Inoltre, le donne, over 50, meridionali e religiosi sono comunque le categorie più sensibili al turpiloquio: hanno attribuito a molte voci punteggi superiori alla media generale, giudicando con più severità le espressioni legate al sesso, alla morale, alla religione e alla devianza dalle norme.

“Questo sondaggio è una delle indagini linguistiche più corpose svolte in Italia e l’unico a fotografare in modo significativo la percezione attuale delle parolacce, al di là delle impressioni dei singoli” spiega Vito Tartamella, il linguista responsabile dello studio che, grazie al saggio del 2006 Parolacce, è considerato uno dei maggiori esperti nazionali di linguista nel settore del turpiloquio . “Il campione – sottolinea – è ricco e vario anche se tecnicamente non può essere considerato rappresentativo della popolazione italiana perché, regola scientifica vuole, che i destinatari delle domande debbano essere 70mila ed estratti casualmente”.

Un discorso a parte è quello riguardante il rapporto con le malattie, la morte, gli inestetismi e la disabilità e gli insulti che toccano queste sfere hanno ricevuto il voto medio più alti. “Questi valori -spiega l’autore- sono giudicati più importanti rispetto alla lucidità mentale e alla cultura. Inoltre, le singole espressioni che hanno ricevuto in assoluto i punteggi più alti sono le bestemmie, nonostante un terzo del campione si dichiari ateo. Da notare che, anche se per valori infinitesimali, l’offesa alla Madonna è considerata più grave rispetto a quella verso Dio”.

Perdono valore invece gli insulti classisti, come pezzente, barbone, proletario, quelli etnici come negro e terrone e religiosi come talebano e bigotto. La ragione, come spiega Tartamella, è che “le differenze di classe sono diventate più sfumate, e c’è più tolleranza verso le diverse fedi religiose”.

L’importanza del “volgarometro” va oltre la semplice curiosità e secondo Tartamella riguarda anche la validità giuridica degli insulti. La parolaccia, che dal 1999 è stata depenalizzata con una legge-delega, può avere un diverso valore a seconda delle condizioni nelle quali viene pronunciata. Spesso -afferma ancora Tartamella- i giudici, ma anche gli educatori e i traduttori, sono chiamati a dare una risposta a questi interrogativi, ma sono costretti ad affidarsi solo alla propria sensibilità personale, in mancanza di dati oggettivi sulla forza delle parolacce, che cambia a seconda delle epoche, della cultura, dell’età”.

Lo studio è stato condotto online, sul sito della rivista Focus, tramite la compilazione di un sondaggio nel quale agli utenti veniva chiesto di assegnare un punteggio da 0, pari a ‘per niente volgare/offensivo’ a 3, ‘estremamente volgare/offensivo’ su 152 parolacce. A rispondere sono sttai utenti provenienti da ogni parte d’Italia e anche dall’estero, persone di ogni ceto sociale e di ogni livello culturale e di ogni tipo di provenienza.

(20 maggio 2009)

RICERCA: GAY E MAFIOSO LE OFFESE PIU’ PESANTI, ECCO IL PRIMO ‘VOLGAROMETRO’ =

UNO STUDIO DI ‘FOCUS’ SU CLASSIFICA DELLE ‘RUDEZZE’

Roma, 20 mag. – (Adnkronos) – ‘Gay’, ‘handicappato’ e ‘mafioso’. Per centinaia e centinaia di italiani sono questi gli insulti piu’

duri, piu’ pesanti, piu’ volgari. Ma, in questo XXImo secolo, anche ‘nazista’ e ‘terrorista’ rientrano tra le offese da respingere con

fermezza. Mentre ‘ti venisse un cancro’ oggi fa piu’ paura del vecchio

‘vaffa’ ed il tradizionale ‘cornuto’, insulto che nel dopoguerra ha

fatto scattare molti coltelli, sembra ormai avere ben poco ‘appeal’

per colpire a parole qualcuno, al contrario di ‘impotente’, un colpo

ritenuto ancora insopportabile da molti.

A stabilire la prima classifica delle rudezze e’ il ‘

Volgarometro’, la prima ricerca-sondaggio sul turpiloquio condotta su

ben 2.615 persone. Ad anticipare all’ADNKRONOS i risultati dello

studio, lanciato on line sul sito del periodico scientifico ‘Focus’,

e’ Vito Tartamella che, con il suo saggio di psicolinguistica

‘Parolacce’, pubblicato da Bur nel 2006, si accredita come uno dei

maggiori esperti italiani di linguistica nel settore del turpiloquio

nazionale. Tanto da essersi guadagnato, unico italiano, uno spazio

speciale al Convegno internazionale sulle parolacce previsto a fine

maggio all’universita’ della Savoia, a Chambe’ry, in Francia.

“Questo sondaggio e’ una delle indagini linguistiche piu’

corpose svolte in Italia e l’unico a fotografare in modo significativo

la percezione attuale delle parolacce, al di la’ delle impressioni dei

singoli” spiega Tartamella. “Il campione -sottolinea- e’ ricco e vario

anche se tecnicamente non puo’ essere considerato ‘rappresentativo’

della popolazione italiana perche’, regola scientifica vuole, che i

destinatari delle domande debbano essere 70mila ed estratti

casualmente”.

“Ma, pur non pretendendo di interpretare tutte le

numerose sfumature d’uso delle parolacce, un sondaggio del genere puo’

essere utilizzato anche nelle aule di tribunale, per dare al giudice

il peso di un insulto in una querela per diffamazione”. Insomma, e’

piu’ scandaloso parlare in modo volgare di sesso o dire una bestemmia?

Ed e’ piu’ offensivo mettere in dubbio l’intelligenza di una persona o

qualificarla come ‘ciccione’? “Spesso -afferma ancora Tartamella- i

giudici, ma anche gli educatori e i traduttori, sono chiamati a dare

una risposta a questi interrogativi, ma sono costretti ad affidarsi

solo alla propria sensibilita’ personale, in mancanza di dati

oggettivi sulla forza delle parolacce, che cambia a seconda delle

epoche, della cultura, dell’eta’…”

“E’ cosi’ che ho deciso di tastare il polso alle parolacce,

lanciando il primo sondaggio italiano sul turpiloquio” prosegue

Tartamella, autore del sondaggio rigorosamente “anonimo”, “facile da

compilare” e anche rapido: solo 5 minuti per contribuire alla ricerca

di un tema cosi’ controverso. In particolare, i navigatori erano

invitati ad assegnare un punteggio da 0, pari a ‘per niente

volgare/offensivo’ a 3, ‘estremamente volgare/offensivo’ a 152

parolacce. Un modo per tastare il polso alla forza espressiva del

turpiloquio. Ed a rispondere, riferisce Tartamella, “sono stati in

oltre 2mila e 600, da ogni parte d’Italia e anche dall’estero, persone

di ogni ceto sociale e di ogni livello culturale e di ogni tipo di

provenienza”. Perche’ gli insulti, si sa, non hanno barriere. Ma ecco

i risultati del ‘Volgarometro’.

In questa inedita fotografia delle volgarita’ e del turpiloquio,

risaltano 7 tendenze significative. La prima, e’ quella in cui

l’insulto e’ un “giudizio abbreviato”, dove le accuse sentite come

piu’ offensive, quindi piu’ gravi, sono la violazione delle leggi

(mafioso, ladro, infame) e i presunti eccessi sessuali, dalla

promiscuita’ per le donne all’omosessualita’ per gli uomini. “In

quest’ultimo campo, nonostante l’apparente liberta’ di costumi,

-commenta Tartamella- prevale ancora una visione maschilista e

omofobica.

Scottante poi anche il rapporto con malattie,

morte, bruttezza, disabilita’: le maledizioni, cioe’ augurare

malattie, morte o dolore a qualcuno, e gli insulti fisici sono tra le

categorie col piu’ alto voto medio. “Questi valori -spiega l’autore-

sono giudicati piu’ importanti rispetto alla lucidita’ mentale e alla

cultura (ignorante). Inoltre, le singole espressioni che hanno

ricevuto in assoluto i punteggi piu’ alti sono le bestemmie,

nonostante 1/3 del campione si dichiari ateo. Da notare che, anche se

per valori infinitesimali, l’offesa alla Madonna e’ considerata piu’

grave rispetto a quella verso Dio. E non e’ tutto.

I fattori che influenzano maggiormente la percezione delle

parolacce sono, in ordine decrescente, l’istruzione, l’eta’ e

l’abitudine a dirle; non incidono molto, invece, il sesso, il luogo di

residenza e l’orientamento religioso. Inoltre, le donne, over 50,

meridionali e religiosi sono comunque le categorie piu’ sensibili al

turpiloquio: hanno attribuito a molte voci punteggi superiori alla

media generale, giudicando con piu’ severita’ le espressioni legate al

sesso, alla morale, alla religione e alla devianza dalle norme.

Un altro aspetto emerso dal sondaggio e’ che il 50,4% delle

espressioni proposte e’ stata giudicata dai navigatori “poco volgare o

offensiva” (punteggi da 0 a 1,4). Cio’ vuol dire che queste parole, di

conseguenza, hanno perso buona parte della loro forza espressiva,

degradandosi a espressioni colorite e graffianti ma non molto

offensive o scandalose: fra queste, terrone, sfigato, crumiro,

buffone, rifatta/siliconata, sbirro, ostia, che palle, ballista.

Tartamella quindi si dice convinto che il

‘Volgarometro’ puo’ diventare un strumento utile anche “ai giudici e

agli educatori chiamati a esprimersi sulla carica di offensivita’ di

vari insulti che, pero’, e’ determinata anche da altri fattori come il

contesto, l’intenzione, il tipo di rapporto. In mancanza di dati

quantitativi, infatti, finora queste valutazioni si sono affidate alla

percezione dei singoli, che non necessariamente riescono a fotografare

la sensibilita’ di un’epoca”.

Spazio al ‘Volgarometro’, inoltre, anche per i traduttori. Non

sempre, infatti, da una lingua all’altra esistono parolacce di

significato equivalente. Per esempio, nei Paesi del nord Europa ci

sono molte meno espressioni volgari sui temi religiosi e sessuali. Con

il volgarometro, i traduttori hanno uno strumento per scegliere

parolacce dal significato diverso ma con una carica offensiva

equivalente. “A patto -avverte Tartamella- che siano fatti sondaggi

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