Roma.Gay pride a San Giovanni, via libera dai frati.

CORRIERE DELLA SERA

«La nostra processione non arriva lì, così…», parla il padre guardiano del convento

«Ma comunque la nostra processione non arriva in piazza San Giovanni, dunque… ». Frate Fernando Campagna è il «padre guardiano» della comunità di frati minori che ogni anno il 13 giugno organizza la processione per Sant’Antonio: è «un fratello tra i fratelli» che «da tre anni» si occupa «del buon andamento della struttura». La chiesa è in via Merulana, civico 124: su questa strada il 13 giugno passerà la processione e vorrebbe passare anche il Gay Pride. La questura è stata chiara: il Pride non può arrivare in piazza San Giovanni per la concomitanza della festa cattolica. Ma dopo una buona mezz’ora di parole – «noi non neghiamo la cultura degli altri ma non vogliamo che la nostra sia oppressa…» – il padre guardiano dice quella frase – «noi non passiamo per la piazza, neanche entriamo lì» – e allora, ecco che tutto cambia. Tanto che l’Arcigay, per voce del presidente Fabrizio Marrazzo, dice chiaramente che «possiamo cambiare itinerario per non intralciare la processione su via Merulana, o anche cambiare orario di una mezz’ora. Insomma, noi siamo disponibili a cambiare: purché ci permettano di arrivare a San Giovanni ». La piazza che, adesso è certo, è libera.

«La processione partirà per le sette della sera, da via Merulana poi via Machiavelli, piazza Dante, via Tasso, via Fontana e di nuovo via Merulana. È il nostro percorso da sempre. Se la loro manifestazione non entra nelle nostre strade, nessun problema». Il padre guardiano è un uomo robusto e gentile. «Il nostro motto è ‘pace e bene’. Poi, certo: far incontrare le due manifestazioni potrebbe urtare la sensibilità di alcuni che parteciperanno alla nostra processione. Ma, come ho già detto, noi non entreremo in piazza San Giovanni». È evidente che i problemi sul percorso del Gay pride non sono un suo problema: «Noi vogliamo solo fare ciò che facciamo ogni anno e che porta da noi migliaia di fedeli, dal mattino alle sei fino alla sera alle dieci. La questura non ci ha detto niente di questi problemi, che certo non sono nostri. Noi vogliamo tutelare la nostra fede e la nostra gente, questo sì». Ecco, questo deve essere chiaro: i frati minori di via Merulana chiedono «rispetto e pace»: nello stesso tempo, però, precisano che «la processione non arriva in piazza San Giovanni». E dunque, forse, adesso, risolvere il problema del percorso del Gay Pride è davvero solo una questione di volontà politica: tanto più che l’Arcigay ha già dichiarato al Corriere che «non c’è alcun problema per noi nel non passare per via Merulana, possiamo trovare, insieme con le autorità competenti, un percorso che non incroci quello della processione e che però ci permetta di arrivare in piazza San Giovanni ». Quella piazza è stata, da sempre, il punto d’arrivo della manifestazione di chi crede nell’uguaglianza dei gusti sessuali. L’anno scorso no: con Gianni Alemanno appena eletto sindaco, per la prima volta il Pride si è spostato in piazza Navona. «Con innumerevoli problemi per la nostra comunità», hanno detto da subito in coro le associazioni omosessuali. Quest’anno, il problema si è posto nuovamente: la questura ha negato al Pride l’uso della piazza «storica». L’altra notte poi la gay street è stata imbrattata di scritte insultanti, frasi e simboli nazisti, deliranti. Adesso, la città aspetta di sapere cosa accadrà il 13 giugno.

Via Merulana 124 Frate Fernando Campagna spiega: «Chiediamo solo rispetto e pace» Polemiche Anche quest’anno attorno al Gay Pride romano si stanno addensando nuvole tra le forze politiche capitoline Alessandro Capponi

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