gaynews 8/7/2009
E così siamo in mezzo alla battaglia congressuale per il Partito Democratico. Gli scenari si fanno sempre più chiari e le schermaglie sono già iniziate. Finalmente abbiamo capito che la lotta non sarà tra Bersani (D’Alema?) e Franceschini (Rutelli?) ma sarà più articolata e ricca. A parte il costante Adinolfi, anche Ignazio Marino ha sciolto la riserva e si è candidato alla segreteria, scombinando i delicati equilibri tra i due primi contendenti e dando una speranza in più a chi vedeva in una terza (quarta…) candidatura l’unica possibilità per introdurre nel dibattito congressuale i temi della laicità dello Stato nella loro reale importante dimensione.
E così, non appena Paola Binetti spiega che il suo appoggio a Franceschini (Rutelli… Franceschini… Montezemolo… tutti questi fustacchioni, non si sa più dove girarsi!) è dettato dalla speranza che lo stesso faccia da argine alla deriva zapaterista di Bersani e Marino, lo zapaterista Bersani dichiara all’agenzia DIRE che le coppie omosessuali non potranno essere “assimilate” a quelle eterosessuali quanto a riconoscimento delle proprie unioni familiari e che non intende discutere di adozioni alle coppie gay in quanto “materia delicata”. Evidentemente Bersani e la Binetti su Zapatero la pensano allo stesso modo. Bersani però – a differenza della Binetti – è pronto a discutere di regolamentazione delle coppie di fatto e non si è nemmeno addentrato nella discussione se i diritti siano dei singoli cittadini (i diritti per raccomandata) o se invece consideri le coppie omosessuali degne di riconoscimento giuridico e sociale. Troppo buono…
Lo sconcerto per le dichiarazioni di Bersani ha immediatamente serpeggiato sulle vibranti connessioni internet e la delusione in chi pensava, come la Binetti, che Bersani fosse affetto da incuranza dei moniti cattoconservatori è montata in pochi minuti. Su tutti i social network si sono accavallate domande, risposte, riflessioni e dichiarazioni. Ciò che è certo è che la cosa non è passata inosservata a chi è attento al tema.
Interessante il dialogo tra la Binetti e Marino; la prima ha dichiarato che se mai Marino si fosse candidato, si sarebbe candidata anche lei. Il professore ha replicato che sarebbe interessante, così sapremmo finalmente se gli italiani la pensano davvero come lei. Noi faremmo volentieri a meno della candidatura Binetti, ma se a Marino piace il ring…
Ora ci si chiede quando uscirà una definitiva parola di Marino sull’argomento, l’uomo considerato da tutti il faro della laicità nel PD, quella di Adinolfi la conosciamo e non ci piace nemmeno un po’ e quella di Franceschini, se va bene, non ci sarà, anche se è un vero peccato.
Insomma i toni sono già alti nonostante non siano ancora disponibili i programmi definitivi dei candidati. Intanto sta per scadere il termine (21 luglio) per iscriversi al partito e poter votare nei congressi per l’elezione dei delegati che eleggeranno la direzione nazionale, l’organo dirigente del partito che rischia di essere composto da una maggioranza diversa da quella che esprimerà il segretario eletto alle primarie. Un po’ come accade normalmente alle elezioni di “mid term” negli Stati Uniti, solo che al PD le cose strane accadono subito.