Il Sud-America sbanca la rassegna omosex

LA REPUBBLICA TORINO 24/4/2010

Vince El Niño Pez dell´argentina Lucía Puenzo, premio speciale della giuria all´uruguaiano El cuarto de Leo di Enrique Buchichio – entrambi di prossima uscita con la neonata casa di distribuzione torinese Atlantide Entertainment dell´ex selezionatore Cosimo Santoro – in un´edizione del ToGay Festival, la venticinquesima, in cui ha dominato il cinema sudamericano. Si è concluso ieri sera all´Ideal, con un mini-recital dell´icona Patty Pravo, un «Da Sodoma a Hollywood» rinnovato e ripulito – provvidenzialmente – in vista dei nuovi assetti della politica e dei nuovi interlocutori (e finanziatori) della Regione. «Siamo ansiosi di conoscere il nuovo assessore (Michele Coppola, ndr), ma sarà il Museo del Cinema, che cura per noi la parte amministrativa, a negoziare il futuro contributo. Da parte nostra offriamo alla città e alla regione la terza più importante del mondo a tematica omosessuale, che ha appena concluso alla grande la sua venticinquesima edizione. È un perno importante del sistema-cinema, non credo che nessuno possa pensare di metterlo in discussione», dichiara il direttore del Festival, Giovanni Minerba, nel chiudere un´edizione che ha fatto segnare oltre 40mila spettatori, con un aumento del 15 per cento degli incassi rispetto al 2009, cui vanno aggiunti gli spettatori «virtuali», i 45mila che hanno visitato le pagine del sito web, e gli oltre cinquemila amici su Facebook. Un´edizione ricca di ospiti, da Claudia Cardinale a James Ivory a Eytan Fox a Peter Cameron a Holly Woodlawn, alla ragazza del Piper Patty Pravo che dopo le Mine vaganti di Ozpetek è tornata per un´incursione (canora) nella comunità gay.

Tra i premi stravince il Sudamerica, che se aggiudica quattro su sette. Vincitore del concorso lungometraggi è dunque El Niño Pez, premio speciale a El cuarto de Leo. Miglior documentario, ancora dall´Argentina, Adopción di David Lipszyck, e premio del pubblico a Dzi Croquettes dei brasiliani Raphael Alvarez e Tatiana Issa. Miglior cortometraggio Vivre encore un peu… del belga David Lambert, premio del pubblico concorso corti alla torinese Silvia Novelli per La capretta di Chagall. Tra i lunghi la giuria popolare ha scelto invece Children of God di Kareem Mortimer.

(c.car.)

da: La Stampa

“Il festival gay

merita più soldi

dalla Regione”

Il direttore della rassegna: “Sale sempre piene,

qualità alta, non ci sono motivi per cancellarci”

ALESSANDRA COMAZZI

Patty Pravo ha chiuso quello che Claudia Cardinale aveva aperto. E così le note di «Pazza idea», «Col tempo», «Se perdo te», Giovanni Boscariol al pianoforte, hanno accompagnato al cinema Ideal, conduttore Fabio Canino, la sera finale di «Da Sodoma a Hollywood – Torino GLBT Film Festival» (l’acronimo sta per «gay lesbiche bisessuali transgender»). Ultimo film in programma, la prima europea di «Oy Vey! My Son is Gay!» di Evgeny Afineevsky, pure lui ieri sera in sala.

Giovanni Minerba, da 25 anni direttore del Festival: come si sente al termine di questa edizione?

«Stanco, può ben diro. Stanco ma felice. Questi ultimi giorni, con gli aerei che non partivano o non arrivavano, sono stati pesantissimi. Ma io sono contento. E molto. Circa 45mila spettatori, un ottimo sbigliettamento, il “tutto esaurito” più volte. Pensiamo al giorno più moscio di ogni rassegna, il lunedì: bene, noi abbiamo avuto, lunedì scorso, le tre sale dell’Ambrosio complete. E non è soltanto questione di quantità. Il pubblico è arrivato perché siamo riusciti a mantenere alta la qualità. Era il Festival dei 25 anni, ci tenevamo a realizzare qualcosa di particolare, interessante e anche popolare».

Adesso, con la nuova giunta, come andrete a finire?

«Ma perché dovremmo andare a finire da qualche parte? Non mi piace che si metta continuamente, direbbero i nostri vecchi, il carro davanti ai buoi. Non ho avuto nessun segno negativo da parte di nessun esponente della Regione. Non ho dunque nessun motivo di pensare male».

Ma il nuovo assessore Coppola è passato a fare un saluto?

«E’ stato incerto fino all’ultimo, chissà quante cose avrà da fare. Lo ha visto però Alberto Barbera, durante una riunione al Museo del Cinema: Coppola è apparso tranquillissimo nei confronti del Festival. Anche perché va così bene, che sarebbe una mossa senza senso cancellarlo».

Ma sa com’è, a volte la politica viaggia indipendentemente dal buon senso: è questo che fa paura?

«Più che paura c’è un interrogativo generale su come un certo pensiero, diciamo genericamente più conservatore, si possa abbinare alla nostra manifestazione. Che però si salverà con le cifre e con la qualità del film».

Getti il cuore oltre l’ostacolo: chi vorrebbe per il prossimo anno?

«Vorrei Pedro Almodòvar. Ci conosciamo dall’83, eravamo insieme in giuria al Festival di Salsomaggiore, che adesso non c’è più».

Potrebbe fare una retrospettiva dei suoi film, per ingolosirlo?

«Ma io faccio tutto quello che vuole».

Altro su cui lavorare?

«I finanziamenti della Regione».

Per continuare ad averli?

«Per averne di più. Il Festival è andato così bene per 25 anni, quest’anno poi è esploso, abbiamo dovuto mandare via le persone: ce lo meritiamo, un premio».

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