Preti ed omosessualita’.Si discute in internet

 
  L’UNITA’ 24/4/2010

di Giuseppe Rizzotutti

«Il prete è nudo», recita la battuta di una vignetta che circola in rete da quando è tornato sotto i riflettori il tema della sessualità, e il problema della pedofilia, nella Chiesa. Il prete è nudo e disturba. Crea scandalo, polemica, riflessione e anche discussioni accese. Come quelle che si sono aperte sull’inchiesta di Ilaria Donatio pubblicata dal’Unità. Ilaria si è finta lesbica e ha bussato ai confessionali di dieci chiese diverse a Roma per vedere la reazione dei preti alla confessione della sua omosessualità. Ha raccolto risposte contrastanti: sincere e dogmatiche, prudenti e comprensive. Un po’ come quelle dei lettori che hanno voluto dire la loro su l’Unità on line oppure sulla pagina Facebook del nostro quotidiano.

Chiara, per esempio, si dice combattuta: «Leggendo le parole e le storie raccolte da Ilaria mi è successo come un cortocircuito. Sono fedele, sono praticante, sono lesbica. E la condanna che fa la Chiesa della mia identità sessuale è sempre stata per me una ferita. Le risposte che ha ricevuto Ilaria nel corso della sua inchiesta, io le ho sentite risuonare nelle mie orecchie tante di quelle volte che non mi stupisco più. Leggerle sul giornale, però, mi ha fatto un po’ più male, non so, è come se venisse a galla qualcosa che persino io, da credente, faccio fatica ad affrontare a viso aperto». Anche Vanessa porta sul tavolo della discussione la propria esperienza e si dice divisa nei confronti della Chiesa, che da un lato riconosce come punto di riferimento importante, dall’altro come un muro invalicabile di dogmatismi: «Essendo cresciuta in un piccolo paese veneto, so molto bene che spesso l’unico punto di riferimento per i giovani e in generale per la comunità sono la parrocchia e le associazioni da essa dipendenti; sono pertanto addolorata quando penso che molti adolescenti, come me, invece di trovare un valido sostegno per la loro ricerca interiore legata anche alla propria identità e al proprio orientamento sessuale, si trovano davanti un muro in cui non vedono spiragli, e ciò non fa che aumentare i loro dubbi, le loro difficoltà». Simone coglie nella difficoltà della Chiesa e di molti credenti nei confronti della sessualità un paradosso: «Credo che paradossalmente la Chiesa sia sempre stata un rifugio per gli omosessuali. Ma vivendo in una situazione di non accettazione della propria Natura, visto che la chiesa ripudia gli omosessuali, da questa repressione, nascono le gravi perversioni sessuali. E’ l’ora di smascherare i razzisti». Pasquale, invece, è più duro: «La confessione serve a chiedere perdono a Dio (e non al prete) dei propri peccati. Francamente, se fossi gay e questo non facesse stare male me o altre persone non andrei a confessarmi».

E però, se sul fatto che l’omosessualità non vada considerata un peccato non ci sono dubbi, perplessità nascono a proposito del modo di aver condotto l’inchiesta da parte di Ilaria Donatio. A sintetizzare le varie critiche, ci pensa Tiziana, che pur trovandosi d’accordo sulla necessità di raccontare i complicati rapporti tra fede e sessualità, si dice “perplessa” per il modo della giornalista di essersi finta lesbica e di aver poi fornito particolari un po’ troppo descrittivi dei vari preti confessori. Ma Paolo, e molti come lui, non sono d’accordo: «Un’inchiesta è un’inchiesta. Anche le cose serie possono (e devono) essere messe sotto inchiesta»

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