IL SECOLOXIX 17/5/2010
GENOVA – È stata soprattutto la voglia di giustizia a far decidere Andrea di non accettare quel trasferimento imposto soltanto perché la sua ammissione di essere omosessuale suonava male alle orecchie dei vertici dell’Arma. Per questo, quando lo scorso 17 febbraio aveva ricevuto notifica del provvedimento dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri Primo Reparto, Ufficio Personale, si era rivolto all’avvocato Maria Francesca Florino. Voleva che il legale presentasse a suo nome un ricorso al Tribunale Regionale Amministrativo. Lo stesso che con una sentenza nel merito, due giorni fa, ha accolto la sua richiesta. Il carabiniere gay non sarà più trasferito e potrà continuare a lavorare presso la Stazione del Ponente genovese dove i suoi commilitoni gli hanno dimostrato stima ed amicizia. «Oltretutto – come ha spiegato al suo avvocato – quel trasferimento presso il Battaglione di Moncalieri a Torino, suonava proprio come una forma di punizione. Un modo di indicarmi la porta per togliere il disturbo». Un chiaro invito a lasciare l’Arma. Come si fa a sostenere che la diversità di Andrea poteva creare una sorta di imbarazzo in una caserma dove lavora da cinque anni in perfetta sintonia con i colleghi, mentre lo stesso imbarazzo non sarebbe stato suscitato nel battaglione torinese dove lui sarebbe giunto già etichettato per il suo “orientamento sessuale”. I commilitoni genovesi, conoscendolo, hanno firmato un documento che è stato prodotto in aula durante il dibattimento, attestando la loro stima nei suoi confronti per la serietà sempre dimostrata durante il lavoro. Ma i nuovi colleghi come l’avrebbero accolto tra di loro?
Come noto il provvedimento è scaturito da una segnalazione perché qualcuno aveva visto Andrea avere un comportamento affettuoso con il suo compagno. Era accaduto fuori dall’orario di lavoro e fuori dalla caserma. Convocato dal Comandante il militare ha serenamente ammesso la sua omosessualità, per questo è stato chiesto il suo trasferimento. Se lui avesse negato, avesse taciuto vivendo la propria diversità in modo celato, il trasferimento non sarebbe stato imposto. È questa la grossa ingiustizia che Andrea non ha sopportato, come ha ribadito al suo avvocato. Ed è per questo motivo che ha deciso di rivolgersi al Tar. Ma ora il carabiniere gay manifesta la sua assoluta riservatezza e la sua intenzione di uscire di scena.
La seconda sezione del Tar di Genova non ha avuto dubbi sulla vicenda: ha anche scelto di non esprimersi soltanto con un’ordinanza di sospensiva, ma di pronunciarsi con una “sentenza breve”che è definitiva. Un provvedimento che certamente costituirà un importante precedente in casi analoghi. Sarà interessante vedere se l’Arma deciderà nei prossimi giorni di presentare ricorso attraverso il Consiglio di Stato o se accetterà questa decisione.
Nel frattempo, dal Comando provinciale di Genova nessuno ha voluto commentare la vicenda. Anche in considerazione del fatto che la decisione di trasferire il militare è stata presa a Roma.
Nel frattempo però, emerge un retroscena. Stando a quanto filtra dagli ambienti dell’Arma, «l’incompatibilità ambientale» citata nel provvedimento che sanciva lo spostamento del carabiniere, sarebbe stata giustificata, a detta dei vertici del corpo, da un episodio avvenuto in passato e lontano da Genova. Quando addirittura il protagonista prestava servizio in un altro ufficio. Una vicenda probabilmente legata «all’orientamento sessuale» dell’interessato, anche quello citato nell’atto di trasferimento, che avrebbe spinto il Comando dell’Arma a ritenere incompatibile l’impiego del militare in un lavoro di stazione, a contatto con il pubblico: giudicandolo invece idoneo per un posto all’interno di un reparto mobile, quindi slegato dall’attività quotidiana di relazione con i cittadini.