| LA REPUBBLICA 31/5/2010
Fiaccole accese che si sono mosse dalla ‘gay street’ a via Fagotale, passando per il Colosseo. Ragazzi e ragazze che si tengono per mano e gridano “no all’omofobia”, tutti stretti simbolicamente attorno al giovane aggredito nella notte tra martedì e mercoledì scorso a Roma, in via Fagotale. Circa 200 persone si sono date appuntamento davanti allo storico locale Coming Out, vicino al Colosseo, per portare solidarietà all’ultima vittima di aggressioni contro i gay ma anche per ribadire l’urgenza e la necessità dell’approvazione della legge contro l’omofobia. Alla manifestazione, oltre al presidente di Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo, il deputato del Pd, Paola Concia, c’erano anche Mattia, il ragazzo aggredito sul notturno ad agosto e Dino il ragazzo pugnalato davanti al “Gay Village” la scorsa estate da Alessandro Sardelli, detto “svastichella”. “Preferisco non ricordare la parole pesanti che mi hanno gridato. Nessuno è intervenuto ed ero su una linea abbastanza frequentata: mi hanno dato due schiaffi in faccia e mi hanno messo una mano sul collo”. Così Mattia ha ricordato l’aggressione subita un mese fa su un autobus della capitale mentre tornava a casa. Al dolore fisico si aggiunge quello provocato dall’indifferenza generale. “Il fatto che nessuno mi abbia aiutato – ha detto Mattia – è significativo del momento che stiamo vivendo. Le statistiche parlano di un dato preoccupante: solo una aggressione su dieci viene denunciata”. Per questo è importante mobilitarsi. “Credo sia giusto far sapere a coloro che non sanno cosa succede – ha spiegato Mattia, che sarà il nuovo portavoce del Gay Pride 2010 – per questo credo sia giusto metterci la faccia. E ha aggiunto: “Appoggio pienamente l’appello fatto al governo per una legge conto l’omofobia perchè credo sia un modo giusto per educare la società”. Anche Dino è ritornato su quei momenti terribili. “Di quella notte (quando fu aggredito e accoltellato al Gay Village, ndr) – ha detto – ricordo il terrore e la paura che ora risento nell’aria. Spero ci ascoltino di più perché sta diventando un problema serio – ha detto Dino – ci aspettiamo qualcosa di concreto dalle istituzioni”. “Abbiamo chiesto alla precedente amministrazione regionale – ha detto Marrazzo – e lo faremo anche con la Polverini, che incontreremo la seconda settimana di giugno, di istituire un fondo per le vittime di omofobia”. “A Roma l’escalation non è mai finita. Queste aggressioni avvengono a cadenza mensile – ha detto Miccoli – ormai c’è una tecnica, un metodo che utilizzano: prima provocano, poi seguono la vittima e la aggrediscono in un luogo isolato”. Dopo la fiaccolata alcuni dei manifestanti si sono recati davanti a un bar in via Cavour e hanno lasciato dei fazzoletti bianchi davanti all’ingresso accusando il proprietario di non aver voluto soccorrere il ragazzo la notte dell’aggressione. In strada, sventolavano le bandiere arcobaleno con lo slogan che contraddistinguerà il prossimo Gay Pride di Roma: “Ogni bacio una rivoluzione 3 luglio 2010 contro l’omofobia”. |
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