IL MANIFESTO 28/6/2010
Lo sanno bene gli operai di Pomigliano d’Arco, i docenti e gli studentimassacrati dalla pseudoriformadelministro dell’istruzione Gelmini, i tanti lavoratori di tutti i settori che negli ultimi tempi hanno visto svanire il loro posto di lavoro a causa della crisi economica. Lo sanno addirittura i sindaci dei comuni italiani, che due giorni fa hanno manifestato davanti al Senato contro i tagli agli enti locali previsti dal governo. Ed è ancora più difficile quando, a scendere in piazza, sono i «diversi».
Migranti, rom, omosessuali. Il mondo glbt, negli ultimi anni, ha «abituato» gli italiani al loro giorno dell’orgoglio, il gay pride, che annualmente riempie con i colori della bandiera rainbow diverse città d’Italia. E qui sta il punto: città. Che, nonostante tutto, facilitano la discesa in piazza. Garantendo, per definizione, l’anonimato. Si arriva festosi, si sfila per le vie di Milano, Roma, oggi Napoli, in mezzo a tantissime persone. Dalle finestre, dai balconi, i cittadini «normali» applaudono, solidarizzano. Guardano stupiti. Qualcuno insulta. Poi, finito il corteo, tutti a casa.
Diverso è il caso di un paese, della profonda provincia. Lì tutti si conoscono, si salutano, sono imparentati. E il giorno dopo, la persona che ti guardava stupita te la ritrovi a fare la spesa. Magari è tua zia, o il tuo vicino di casa. Ecco allora dove sta il valore aggiunto del gay pride della bergamasca, organizzato da Agedo, Arcilesbicaxxbergamo, Bergamo contro l’omofobia e associazione Milk di Milano per sabato prossimo a Treviglio, in provincia di Bergamo. Che ci si mette in gioco in una realtà piccola e provinciale. Ché Treviglio, nonostante sia il più grosso centro abitato della bassa bergamasca e si fregi del titolo di città, non è nulla di più di un paesotto sovradimensionato. Con tutti i suoi pregi e i suoi difetti.
Eppure gli organizzatori del pride del tre luglio lo hanno scelto lo stesso, o forse apposta, per «guardarsi in faccia». «Guardiamoci in faccia» è lo slogan della manifestazione, ben visibile sui manifesti che la pubblicizzano. Ci sono i loro volti, quelli di gay, lesbiche, transessuali e bisessuali. Abitano tutti in provincia di Bergamo. C’èGiuliana, psicologa, insieme a Elena, «ghisa» (poliziotto in milanese ndr) e ai loro tre figli. Sotto le foto campeggia la scritta «famiglia omogenitoriale, amiamo cucinare, viaggiare e fare giardinaggio insieme».
Come tutti gli «altri». Perché, spiega Stefano Aresi, portavoce del Treviglio Pride, «vogliamo dimostrare a tutti che non siamo alieni,ma figli, vicini, colleghi, amici dei nostri concittadini, e che semplicemente chiediamo di poter girare per le vie dei nostri paesi tenendoci per mano senza correre il rischio di venire pestati, o insultati». Questo purtroppo ancora capita. Nel 2009 i casi di aggressione a sfondo omofobo sono stati tantissimi. Con la loro iniziativa, vogliono smuovere le coscienze. Qualcosa già sono riusciti a fare. Dai primi di giugno stanno organizzando eventi, dibattiti, cineforum sul mondo omosessuale.
Sono riusciti a far votare, quasi all’unanimità, dal consiglio comunale di Treviglio una mozione anti omofobia. Il loro pride ha ottenuto il patrocinio dell’assessorato alla cultura. Il 3 luglio sfileranno per le vie centrali di Treviglio. Si faranno riconoscere. Vogliono che i loro vicini, il giorno dopo, li salutino come prima. Magari meglio, con un sorriso di complicità in più.
Agedo
Arcigay Bergamo
Arcigay Milano
Arcilesbica Bergamo
Arcilesbica Milano
Imbarco Immediato Ticino
Lila Como
Milk Milano
Renzo e Lucio glbts Lecco